Secondo la vulgata corrente, Paolo Virzì (Livorno, 4 marzo 1964) è il solo erede della commedia all’italiana. Diversamente da Carlo Verdone, altro pretendente al titolo legato però alla dimensione del comico e della maschera, Virzì parte dai medesimi presupposti dei maestri degli anni 60, di uno dei quali, Furio Scarpelli, è oltretutto allievo. Osservazione della realtà sociale, enfatizzazione di tipologie umane, elaborazione narrativa attraverso un registro brillante. Come i grandi modelli, a partire da Mario Monicelli, non disdegna spunti gravi trattati però con toni sdrammatizzanti, non solo evocati da sceneggiature azzeccate, di solito firmate in coppia con Francesco Bruni (di fatto un co-autore), ma da un ritmo di messa in scena travolgente.

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