Tutti i santi giorni: la critica

Autore: Paolo D’Agostini – Testata: la Repubblica

Un Paolo Virzì più sentimentale e meno graffiante questo di Tutti i santi giorni. Almeno più sbilanciato
su uno dei lati che hanno fino a oggi composto la sua personalità d’autore e la sua produzione artistica.
Antonia e Guido sono una strana coppia. Tanto il ragazzo è mite, educato, colto e sistematico quanto
lei è irruenta, ribelle, discontinua. Guido è di buonissima famiglia toscana, ha le carte in regola per fare
della sua passione di latinista esperto in martiri protocristiani una carriera universitaria coi fiocchi ma
preferisce il suo desk di portiere notturno d’albergo e tutto il resto del tempo per amare Antonia.
La quale sembra aver trovato pace nell’anonima casetta di periferia romana condivisa con Guido,
e perfino nel detestato lavoro di autonoleggio, dopo una gioventù sregolata con ambizioni artistiche.
Ma l’attesa di un figlio che non viene scombina l’armonia. Pretesto per rivisitare qualche luogo comune
da commedia (con divertimento) ma anche terreno su cui si misura con intensità e credibilità una bella
storia d’amore. Interpreti novizi o quasi che confermano le capacità di Virzì come talent scout.

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